Immaginiamo un futuro dove le auto usate siano facilmente identificabili grazie ad un certificato digitale. Il mercato delle auto usate sta velocemente cambiando. Il futuro si avvicina e piano piano arriverà un certificato digitale che provi la storia del veicolo e non sia aggiornabile da mano umana. Bisogna aspettare la trasformazione digitale degli operatori dell’usato. Il certificato digitale sarà la risoluzione a diversi problemi. Auto usate, la fiducia aumenterà quando ci sarà il certificato digitale, vediamo come.

Auto usate fidarsi o no? Con il Certificato Digitale sarà più un si!

Molti di noi si saranno sicuramente trovati ad avvertire quella spiacevole sensazione di essere prossimi ad una fregatura, quando il venditore vi racconta le cose più belle di ciò che state per comprare, tessendo lodi sperticate alla qualità del prodotto e a come è stato conservato nel tempo. Solitamente in queste situazioni, abbiamo pochi strumenti di paragone e ci poniamo la legittima domanda se fidarci o no. Trattasi di un problema che si presenta frequentemente quando acquistiamo un’auto usata, delle cui avventure precedenti poco sappiamo e dobbiamo decidere se fidarci o meno delle informazioni che riceviamo.

Il certificato digitale per le auto usate, come potrebbe funzionare

Bene, tutto ciò nel prossimo futuro potrebbe cambiare. Dobbiamo pazientare che la trasformazione digitale degli operatori del mercato dell’usato, e degli stessi OEM (original equipment manufacturer), verrà completata: a quel punto è lecito attendersi l’adozione di soluzioni standard riconosciute da tutta la filiera produttiva.

Immaginiamo un futuro in cui si possa disporre di un “certificato digitale” che provi la storia passata del mezzo, a garanzia del successivo acquirente e a tutela del valore residuo effettivo. Immaginiamo che questo certificato digitale non sia aggiornabile da umani, ma sia il veicolo stesso che, con i suoi dati di utilizzo, alimenti un database di eventi, incapsulati e riassunti nel certificato stesso. Immaginiamo che questo documento sia sempre disponibile, in modalità read only, a bordo del veicolo e che disponga di elevate barriere di protezione per non essere hackerato, modificato, o trafugato. Ed infine, immaginiamo che questo certificato sia standardizzato e generalmente accettato dagli OEM nei suoi elementi costitutivi, tale da assumere un valore per tutti i brand, ivi inclusi i fornitori di componentistica. (Fonte Network Digital360)

Se auspichiamo la realizzazione di un futuro siffatto, è importante fermarsi a riflettere sulle conseguenze. Infatti in questi giorni grandi gruppi automobilistici stanno già muovendosi nella direzione del certificato digitale, ad esempio Stellantis con il brand Alfa Romeo. Siamo ai primi passi per arrivare ad un futuro in cui i dati siano veramente interoperabili, e quindi riconosciuti e accettati da tutti gli attori in causa.

Chi avrà il diritto di emettere il certificato digitale per le auto usate?

Una considerazione importante è relativa a chi avrà il diritto di emissione del certificato e quali sarebbero le tecnologie che garantiscano, per tutte le parti in causa, – e non solo acquirente e venditore – la veridicità dei dati. A questo scopo il digitale di oggi ci viene in aiuto con soluzioni blockchain che possono essere di settore e adottate dalle parti senza avere un ente centrale erogatore di certificazioni. Non sono soluzioni banali, necessitano di accurata progettazione e vanno negoziate per trasformare il mercato in relazioni win-win in cui a tutti convenga giocare.

Standard di mercato non ancora realizzabili per ogni certificato digitale:

Le leggi della domanda e dell’offerta ci dicono che il valore dei veicoli usati i cui dati sono certificati dovranno inevitabilmente salire, a scapito dei mezzi che non si adeguano a questi standard. Ciò dovrebbe essere un fattore di accelerazione nell’adozione di queste soluzioni. Emergono inoltre alcune considerazioni aggiuntive. In primo luogo, uno scenario di questo tipo, sebbene i suoi massimi benefici potranno essere apprezzati quando avremo una adozione standardizzata ed estesa del certificato digitale del veicolo, non si verrà mai a realizzare in breve tempo, anzi. È probabile che vedremo in azione tempi realizzativi diversi, dettati dalle strategie dei diversi OEM e produttori di componenti, in mercati geografici diversi.

  • Le case auto rallenteranno il certificato digitale con strategie di lock-in del cliente: in risposta ad un certificato digitale, gli OEM che vorranno ritardare la sua adozione potrebbero rispondere con un rafforzamento delle loro strategie di lock-in del cliente, offrendo, solo ed esclusivamente sulla propria rete di dealer, politiche di “usato sicuro e garantito” e/o di “usato certificato” dalle officine del brand.
  • Certificato digitale assicurato da una tecnologia, per esempio di blockchain: in senso contrario alla precedente osservazione, un certificato digitale assicurato da una tecnologia, per esempio di blockchain, potrebbe facilitare un effetto di svincolo completo del mezzo usato dalle strette maglie dell’OEM, e renderlo disponibile per transazioni sicure sul mercato dei rivenditori indipendenti, e anche sulle piattaforme di acquisto e vendita delle auto online.
  • Definire quali dati saranno utili da conservare: In qualsiasi scenario sarà fondamentale concordare uno standard minimo comune di dati che il certificato digitale dovrebbe conservare per assicurarsi che esso non ecceda in acquisizione di informazioni private. Sull’uso del mezzo ad esempio, si potranno acquisire: dati di localizzazione, transiti autostradali, velocità effettive percorse, numero degli occupanti per chilometro percorso, ecc.. Quando si toccano i temi della privacy ci si scontra sempre con un trade-off tra maggiore o minore vantaggio. Sarà importante ad esempio dimostrare se un SUV ha percorso pochi km su strade impervie e quindi è da ritenere più sicuro di uno utilizzato per fare rally.

Il mercato delle auto usate è affollato di veicoli vecchi che costituiscono sempre una parte maggioritaria del parco circolante, che in ultima istanza è quello che impatta di più sulle emissioni. Chissà quale nuova start-up avrà la voglia e il genio di creare un modo per gestire al meglio il parco circolante più datato rispetto a quello nuovo meno inquinante. La possibilità di un regolamento super partes su un certificato digitale è ancora lontana. L’attenzione sul fronte dell’inquinamento e della transizione all’elettrico sono e rimarranno il principale fronte di attenzione al momento.

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