Di seguito riportiamo alcuni stralci dell’intervista fatta a Plinio Vanini di Autotorino da automoto.it, durante la sua partecipazione all’Automotive Dealer Day di Verona.

Nel 2021 Automotive Dealer Day ha raggiunto la soglia della 19^ edizione, maturando a evento B2B cardine per il settore e spazio di incontro imprescindibile per tutti gli operatori. L’evento si costruisce su tre pilastri fondamentali che permettono ai partecipanti di vivere un’esperienza completa: aggiornarsi sulle nuove tendenze di mercato e approfondire le conseguenze che avranno sul mondo auto, partecipando alle sessioni in Programma; scoprire prodotti e servizi innovativi con cui migliorare i processi all’interno della propria azienda, visitando gli stand in Area Business; vivere momenti di networking anche informali per solidificare o ampliare le proprie relazioni di business, partecipando ai meeting.

  • Si sente dire che qualcuno in breve eliminerà il contratto di concessionario per i propri intermediari e le Case si metteranno così a vendere tramite agenzia. Non temete di passare troppo potere alle Case? Di dover trovare nuovi elementi per fare vostro il cliente e creare maggior valore?

“ Da imprenditore prima di dare opinioni devo valutare tutto e occorre ancora vedere quali saranno gli accordi, nero su bianco. Mi auguro che tutti possano dire e fare la loro parte. Grandi e piccoli, insieme, perché ognuno ha sulle spalle la responsabilità di lavoratori e famiglie. Qui ho sentito trattare le auto come fossero un rossetto. Dire che certe regole applicate al mondo delle rivendite giornali hanno fatto del bene. Ma non è così, noi non siamo edicole (poi fallite), le auto non sono oggetti che si consumano in breve”.

  • C’è un fronte coeso dei dealer italiani, per negoziare le regole a oggi, o è troppo eterogeneo?

“Il fronte da un lato è coeso ma dall’altro no. Non sempre c’è la medesima visione, o nemmeno c’è a volte. Chi non era vincente prima, non lo sarà adesso credo, con cambiamenti e proposte di puro principio.

  • Quali temi dovrebbero essere curati di più?

“Le nostre scelte quindi non riguardano solo i nostri di collaboratori, ma anche il resto della filiera. È abbastanza complicato il tema delle nuove regole e non credo che chiunque si voglia far carico di costi per la flessibilità automotive. Spero nel buon senso di tutti. Servirà vedere la pratica, voglio capire come si regolamenta il mercato del lavoro, perché oggi si danno risultati e previsioni su base di una situazione che non è normale. Se fermo le fabbriche e gli operai sono a carico della società, produco meno e faccio margine come voglio. In futuro la flessibilità del lavoro necessaria dovrà dare ancora garanzia di stipendio. “.

  • Oggi, rispetto a ieri e pensando al domani, quali sono i fronti di maggiore investimento per voi?

“Per quanto ci riguarda il paradigma è cambiato, rispetto al vecchio investire in strutture fisiche per la rivendita, da tempo ci concentriamo sull’intangibile. Sulla formazione delle persone, sviluppo tecnologico ma anche coraggio. Di dedicare risorse ai valori in cui credi, un’umiltà e voglia di imparare e di crescere radicata nell’imprenditore e nel team. Non è da tutti spenderci davvero“.

  • Una situazione ormai strutturale o comunque non breve di cambiamento difficile e di pandemia, che pesa sul settore, fa pensare a possibili diversificazioni in un gruppo dell’auto come il vostro?

“L’auto se rappresenta il tuo vero business necessita di dedizione al 100%. Non si può dare attenzione ad altro, se non piccole cose. Noi capiamo che l’azienda si rinnova e migliora se non ci si crede tuttologi ma anzi, dando spazio a costante professionalità innovativa. Passaggi per meritocrazia e curare la persona, sempre. Aziende che pensano di funzionare con approccio one-man sono destinate alla morte prima di quanto si pensi“.

Affrontare le sfide del cambiamento per soddisfare il cliente, ma non si tratta l’auto come un rossetto

Per leggere l’intervista intera clicca qui.

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